UNA SERATA DA 10

 

Quando si affrontano Juventus e Borussia Dortmund, specialmente al Westfalenstadion, c’è un numero che balza sempre agli onori della cronaca, il 10.
Il 10, il numero del fantasista, del fuoriclasse per antonomasia.
Il numero indossato di solito dal giocatore più venerato dal proprio popolo e al contempo il più temuto dalla controparte.
Il numero che fu di Roberto Baggio, memorabile la sua doppietta d’autore nell’attuale Signal Iduna Park, che valse la conquista della Coppa Uefa, correva l’anno 1993.
Un calcio di punizione chirurgico e una girata in area, consacrarono il divin codino in ambito internazionale, facendo da preambolo alla sua esplosione definitiva ai mondiali di USA 94.
Soltanto due anni più tardi, quella maglia e quel numero vennero ereditati da un ragazzino di soli 21 anni, nato a Conegliano Veneto; un certo Alessandro Del Piero.
Fu proprio lui in una serata piovosa datata 13 settembre 1995, a scrivere una nuova pagina del romanzo bianconero e dello strano filo conduttore che lega i numeri 10 della Juventus alla città di Dortmund.
Con la formazione di Lippi, nella fattispecie, sotto di un gol dopo appena venti secondi fu proprio il giovane ragazzo proveniente dal Padova, all’esordio assoluto in Champions League, a prendere per mano i propri compagni trascinandoli verso una vittoria di prestigio in Vestfalia. Vittoria che fece da prologo al trionfo di Roma del 22 maggio 1996.
Alex siglò la rete dell’1-1, inaugurando la prima di una vasta gamma di gemme che finiranno tutte per essere etichettate con il marchio di fabbrica di gol “alla Del Piero”, la cui tipologia di giocata è piuttosto semplice, a dirsi: penetrazione dalla sinistra, finta di corpo ad eludere l’avversario, rientro sul destro e conclusione d’interno collo a girare sul palo più lontano.
Un must, una vera e propria effige che consacrò definitivamente il genio di Pinturicchio nel panorama internazionale.
Esattamente 19 anni dopo, quella maglia magica, appartenuta ai grandi fuoriclasse del passato e di quello più o meno recente, incrocia la strada di un giocatore sudamericano, un calciatore argentino, cresciuta nella complicatissima Buenos Aires, laddove il calcio è l’unica possibilità per sfuggire ad una vita per forza di cose contrassegnata dal dolore.
Questo calciatore di nome fa Carlos, di cognome Tevez, o più semplicemente Carlitos per i propri tifosi.
Sono stati i suoi gol, il suo assist a Morata, a riscrivere la storia e le sorti europee della Juve di Allegri, apparsa finalmente concreta e combattiva anche al di fuori dei propri confini, dando la sensazione di aver finalmente infranto quel tabù e quella tremarella tipica delle ultime uscite europee.
Come detto da Arrigo Sacchi a fine gara stiamo parlando di un “fuoriclasse senza controindicazioni”, capace di rubare la scena a tutti in una serata che il popolo di Madama attendeva ormai da troppi anni.
Il primo gol è un mix di genio e di potenza, una sassata da 25 metri incastonata sotto la traversa, cogliendo totalmente in controtempo Weidenfeller e spianando la strada verso la qualificazione tra le prime otto d’Europa.
Nella ripresa è ancora lui, con una giocata da autentico fuoriclasse, a trovare la lucidità per temporeggiare e servire a Morata il più facile dei tap-in, quello che sancisce il ritorno della nostra amata Signora nell’elite Europea.
Una gara memorabile, aperta da Tevez e chiusa nuovamente da Tevez con il destro del 3-1, come a voler ribadire che in Vestfalia a comandare è il numero 10, il numero 10 della Juventus; tornata finalmente ruggente, cinica e spietata in un contesto dove parecchie volte aveva zoppicato.
Una Juventus da 10 insomma…

UNA SERATA DA 10ultima modifica: 2015-03-20T22:11:57+01:00da mb1897
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